Annunciata nel dicembre 2025 all’interno del Safe Hearts Plan, l’iniziativa europea per integrare la vaccinazione contro le infezioni respiratorie nelle strategie di prevenzione cardiovascolare non si è ancora tradotta in una specifica proposta di raccomandazione del Consiglio. Intanto Bruxelles avanza sugli screening cardiovascolari. Per l’Italia resta aperta la questione di come integrare prevenzione vaccinale e gestione delle malattie croniche.
La prevenzione delle infezioni respiratorie potrebbe assumere un ruolo più esplicito nelle politiche europee dedicate alla salute cardiovascolare, ma il percorso istituzionale non ha ancora raggiunto il passaggio decisivo. Era il 16 dicembre 2025 quando la Commissione europea, presentando il Safe Hearts Plan, inseriva tra le iniziative strategiche una futura raccomandazione del Consiglio sulla vaccinazione contro le infezioni respiratorie come misura preventiva per le malattie cardiovascolari. A quasi dieci mesi di distanza, mentre l’agenda europea sulla salute del cuore ha registrato nuovi sviluppi, quella specifica iniziativa rimane ancora da concretizzare.
Il 28 settembre 2026 la Commissione ha infatti adottato una proposta di raccomandazione sui controlli della salute cardiovascolare, con l’obiettivo di favorire approcci più omogenei e basati sulle evidenze nell’individuazione precoce dei fattori di rischio. Un avanzamento importante, che tuttavia riguarda un’altra componente del Safe Hearts Plan e non deve essere confuso con la prevista raccomandazione sulle vaccinazioni respiratorie.
Una strategia ancora da completare
Il Safe Hearts Plan rappresenta un tentativo di costruire una politica europea maggiormente coordinata contro le malattie cardiovascolari, integrando prevenzione, individuazione precoce, assistenza e riduzione delle disuguaglianze. All’interno di questa impostazione, la vaccinazione contro le infezioni respiratorie viene considerata una possibile componente della prevenzione cardiovascolare, soprattutto nelle popolazioni più vulnerabili.
Il passaggio dalla strategia generale a una raccomandazione del Consiglio richiederebbe tuttavia un ulteriore sviluppo istituzionale e al momento non risulta ancora presentata formalmente la specifica proposta annunciata nel dicembre precedente. Questo non significa necessariamente che l’iniziativa sia stata abbandonata, ma indica che non è ancora possibile considerarla un nuovo indirizzo operativo europeo già definito.
Le opportunità per il Servizio sanitario italiano
Al di là dei tempi delle istituzioni europee, il tema solleva questioni importanti per l’organizzazione della prevenzione in Italia. La prima riguarda il coinvolgimento della medicina specialistica, e in particolare della cardiologia, nei programmi di prevenzione vaccinale. Le persone con patologie cardiovascolari possono rientrare, in base all’età e alle condizioni individuali, tra i gruppi destinatari delle vaccinazioni raccomandate contro determinate infezioni respiratorie.Una maggiore integrazione della valutazione dello stato vaccinale nei percorsi assistenziali potrebbe quindi contribuire a rendere più continuativa la prevenzione, superando la separazione che ancora caratterizza, in diversi contesti organizzativi, l’assistenza specialistica e i servizi vaccinali.
Un secondo ambito riguarda la medicina generale, chiamata a seguire una popolazione nella quale le condizioni croniche e la multimorbilità diventano sempre più frequenti. Favorire il raccordo tra medici di famiglia, specialisti e Dipartimenti di prevenzione potrebbe facilitare l’identificazione delle persone eleggibili e l’accesso agli interventi preventivi appropriati. In questo scenario assumerebbe particolare interesse anche l’integrazione delle vaccinazioni raccomandate nei Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali delle principali patologie croniche, sulla base delle evidenze e delle indicazioni vigenti.
La prospettiva europea rimane comunque significativa perché invita a superare una visione della prevenzione organizzata per ambiti separati. Per un Paese come l’Italia, caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da un crescente peso delle malattie croniche, il rafforzamento delle connessioni tra prevenzione delle infezioni e tutela della salute cardiovascolare potrebbe rappresentare una direzione di lavoro importante.
La questione, a questo punto, è capire quando la Commissione europea darà seguito all’iniziativa annunciata nel dicembre 2025 e quale impostazione adotterà nella futura proposta. Soltanto allora sarà possibile valutarne più concretamente le implicazioni per le politiche vaccinali nazionali. Nel frattempo, il dibattito scientifico e organizzativo può già contribuire a individuare le condizioni necessarie per una prevenzione più integrata, evitando però di presentare come acquisiti risultati e decisioni che appartengono ancora alla programmazione futura.
